Dal 3 all’8 marzo 2026, allo Spazio Diamante arriva “D La Principessa Diana e la palpebra di Dio” con Paola Giorgi.
D La Principessa Diana. Lo spettacolo restituisce un memoriale post mortem di Diana Spencer, intrecciando mito classico e storia contemporanea.
Nel monologo, D La Principessa Diana dialoga con le voci di William, Henry, della Regina Elisabetta e del Principe Carlo.
La drammaturgia, firmata con Cesare Catà, richiama Medea, Antigone e Arianna in un ritratto neo-shakespeariano.
Dopo la prima, un incontro pubblico affronta il tema dei disturbi alimentari, tra fragilità privata e consapevolezza condivisa.
“Ho sempre ammirato Lady Diana Spencer, quella sua impronta di donna libera e ho sempre desiderato portarla in scena.
Non mi interessa il gossip, mi interessano le tante sfaccettature di una donna di nobile famiglia, coraggiosa, anticonvenzionale, elegante, moglie, ma soprattutto madre.
C’ è un punto di contatto forte tra me e Lady Diana, un’esperienza comune, il disturbo del comportamento alimentare, che si è manifestato con la bulimia in lei, con l’anoressia in me.
E questa consapevolezza mi ha fatto andare oltre nella scoperta di Diana.
Quando penso a Diana penso ad Antigone, al suo atto di insubordinazione, al suo essere idealista e romantica e decisa ad affermare il primato della libertà.
D La Principessa Diana. Il mito di Diana tra teatro e coscienza
Dal 3 all’8 marzo 2026, la sala grey dello Spazio Diamante ospita “D La Principessa Diana e la palpebra di Dio”.
Protagonista è Paola Giorgi, che porta in scena un intenso monologo dedicato alla figura di Diana Spencer.
Il testo, scritto insieme a Cesare Catà, costruisce un memoriale post mortem in cui la Principessa ripercorre la propria esistenza.
Amori, dolori e affetti perduti emergono in una narrazione intima, sospesa tra fiaba moderna e indagine psicologica.
La regia di Luigi Moretti guida uno spettacolo prodotto da Bottega Teatro Marche, curato in ogni dettaglio scenico.

D La Principessa Diana. Un dialogo tra mito e storia
Nel monologo, Lady D. dialoga con voci provenienti dal regno dei vivi, come quelle dei figli William e Henry.
Si intrecciano inoltre le presenze della Regina Elisabetta e dell’ex consorte Carlo, evocate in una dimensione sospesa e simbolica.
Mentre racconta di sé, l’immagine della Principessa si sovrappone a figure della mitologia classica come Medea e Antigone.
Il testo si interseca con frammenti di Euripide, Ovidio, Sofocle e Seneca, creando un tessuto drammaturgico colto e stratificato.
Ne emerge così un ritratto dal sapore neo-shakespeariano, capace di illuminare uno spaccato della recente storia inglese ed europea.
D La Principessa Diana. La fragilità dietro l’icona
Lo spettacolo indaga non il gossip, ma le molteplici sfaccettature di una donna libera, coraggiosa e anticonvenzionale.
Paola Giorgi dichiara di sentirsi legata a Diana da un’esperienza comune legata ai disturbi del comportamento alimentare.
In Diana la bulimia, nell’attrice l’anoressia, entrambe però attraversate e superate con consapevolezza e forza.
Per questo, la figura della Principessa diventa simbolo di un’umanità fragile e insieme determinata ad affermare libertà e dignità.
L’eco di Antigone, dunque, risuona come atto di insubordinazione e ricerca di verità contro convenzioni e silenzi.

D La Principessa Diana. Un incontro per ascoltare e comprendere
In occasione della prima, dopo lo spettacolo, si terrà l’incontro “Un paio di braccia intorno”.
Il titolo richiama l’espressione con cui Diana definiva la propria bulimia, evocando bisogno d’amore e protezione.
Interverrà il dottor Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista esperto in disturbi alimentari e salute mentale adolescenziale.
Allo stesso tempo, Paola Giorgi porterà la propria testimonianza, mentre la giornalista Veronica Meddi modererà l’incontro.
Il teatro si trasforma così in spazio di ascolto e consapevolezza, dove il mito incontra la vulnerabilità umana.
“D La Principessa Diana e la palpebra di Dio” diventa quindi la storia di una donna, nella sua complessità e meraviglia.
Un racconto potente che attraversa memoria, mito e attualità, restituendo a Diana una voce intensa e profondamente umana.