Roma ospita EAR ricerca artistica – Enacting Artistic Research, un progetto diffuso che mette in dialogo arte, scienza e tecnologia attraverso mostre immersive.
Tra installazioni, realtà virtuale e intelligenza artificiale EAR ricerca artistica, il pubblico esplora processi creativi, patrimoni storici e nuove forme di conoscenza artistica.
L’Accademia di Belle Arti di Roma diventa centro pulsante di un percorso che intreccia letteratura, arti visive e dispositivi multisensoriali. EAR ricerca artistica
Accanto alle esposizioni, convegni e talk aprono un confronto internazionale sui modelli contemporanei di ricerca artistica e interdisciplinare.
Un’esperienza aperta e gratuita che restituisce l’arte come processo vivo, condiviso e in continua trasformazione.
Patrimoni di ricerca: Hayez, Piatti e il processo creativo Accademia di Belle Arti di Roma Via di Ripetta 222, Roma
Ricerca sviluppata dall’Accademia di Brera che, grazie a una campagna diagnostica, rilegge il processo creativo di Francesco Hayez e di altri protagonisti tra Otto e Novecento.
Il progetto mette in luce la dimensione processuale dell’opera, tra tecnica, immaginazione e storia.
Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva Musei Capitolini – dal 15 gennaio al 12 aprile 2026 Piazza del Campidoglio 1, Roma
EAR ricerca artistica. Un laboratorio diffuso tra immaginazione, scienza e futuro
EAR – Enacting Artistic Research trasforma Roma in un laboratorio diffuso, dedicato al dialogo tra arti visive, scienza, tecnologia e ricerca sperimentale contemporanea.
Il progetto si sviluppa attraverso mostre, installazioni immersive, convegni e performance musicali, coinvolgendo alcune delle principali istituzioni culturali cittadine.
Cuore delle attività espositive è l’Accademia di Belle Arti di Roma, che ospita un ricco percorso tra linguaggi storici e innovazione tecnologica.
Infatti, EAR propone una riflessione sulla genesi dell’opera d’arte, rendendo visibili processi creativi spesso nascosti allo sguardo del pubblico.
L’ingresso gratuito sottolinea la volontà di aprire la ricerca artistica a una fruizione ampia, partecipata e inclusiva.
EAR ricerca artistica. Letteratura, mito e immaginazione barocca
Tra le mostre principali spicca “Purché tiri al favoloso”, dedicata a Giambattista Marino e alla poetica barocca tra mito e metamorfosi.
Attraverso dispositivi multisensoriali e un’esperienza in realtà virtuale, il pubblico attraversa la “galleria ideale” del poeta, riscoprendone l’attualità.
La letteratura dialoga così con arti visive e tecnologie avanzate, mostrando il legame profondo tra ecfrasi barocca e immaginazione contemporanea.
Allo stesso tempo, la mostra restituisce la complessità di un pensiero artistico fondato sulla meraviglia e sulla trasformazione continua.
Il passato diventa quindi materia viva, capace di parlare al presente attraverso nuovi strumenti di percezione.
EAR ricerca artistica. Intelligenza artificiale e processi creativi
One, Too Many — Am I scared by AI coagency? affronta invece il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza collettiva in forma immersiva e partecipativa.
L’opera utilizza l’AI come stimolo al pensiero divergente, ribaltando il tradizionale rapporto tra arte e tecnologia.
Inoltre, la ricerca artistica viene posta al centro del processo, trasformando l’algoritmo in interlocutore creativo e non semplice strumento.
Un approccio simile guida anche i progetti dedicati a Michelangelo e Sebastiano del Piombo, dove imaging avanzato e modelli generativi visualizzano l’atto creativo.
Ciò che solitamente resta invisibile emerge, offrendo letture inedite delle fasi progettuali e immaginative dell’opera d’arte.

EAR ricerca artistica. Materia, diagnostica e patrimonio
“Tiziano tangibile. La Pala Gozzi” rende accessibile il processo creativo attraverso una riproduzione gigapixel, modellini 3D e materiali tattili.
Visione e materia si intrecciano, infatti, in un’esperienza che unisce ricerca scientifica e conoscenza sensibile.
Altri progetti, come “Mappare gli strati pittorici”, utilizzano la tecnica MA-XRF per visualizzare la stratigrafia nascosta delle superfici pittoriche.
Queste indagini rivelano ripensamenti e trasformazioni, restituendo l’opera come processo dinamico e non come oggetto statico.
La dimensione processuale diventa così chiave di lettura condivisa del patrimonio artistico.
EAR ricerca artistica. Dal non finito al videogioco
Il tema del processo aperto ritorna anche nella mostra “Il non finito”, ospitata ai Musei Capitolini, tra disegni e opere in divenire.
Supportata dalla diagnostica sviluppata in EAR, l’esposizione restituisce il fare artistico come pratica in continua evoluzione.
Accanto a ciò, Hohenstaufen – The Game utilizza il linguaggio del videogioco come strumento di ricerca e narrazione storica.
Ambientato attorno al patrimonio di Castel del Monte, il progetto coinvolge nuove generazioni attraverso modalità di conoscenza interattive.
Il gioco diventa dunque dispositivo culturale, capace di unire coinvolgimento e approfondimento storico.

EAR ricerca artistica. Convegni, musica e confronto pubblico
Il cuore istituzionale di EAR è rappresentato dalle giornate di convegni all’Auditorium dell’Ara Pacis, dedicate a keynote e tavole rotonde internazionali.
Artisti, studiosi e ricercatori si confrontano sui modelli di ricerca artistica e sul dialogo tra arte, scienza e tecnologia.
La settimana si conclude con Mirroring EAR, concerto performativo al Conservatorio di Santa Cecilia, che traduce i temi del progetto in forma sonora.
La musica elettroacustica diventa parte integrante della restituzione, estendendo la ricerca al linguaggio del suono.
EAR si afferma così come esperienza complessa e necessaria, capace di restituire l’arte come processo vivo e condiviso.