Il Miracolo di un’Eredità. Ci sono spettacoli che si guardano. E poi ci sono spettacoli che si vivono. Ci sono canzoni che si ascoltano. Teatro OLimpico
E altre che, quando partono le prime note, ti aprono il petto come una finestra e ti riportano dentro di te. E poi c’è Canto Libero, Il Miracolo di un’Eredità
Un gruppo di ragazzi che non si limita a eseguire le canzoni di Lucio Battisti: Il Miracolo di un’Eredità, le abbraccia, le respira, le restituisce al mondo come se ogni sera fosse un debutto, un atto d’amore senza riserve, un rito collettivo che rinnova la magia.
Tre sere in cui la musica non invecchia. Non muore. Rinasce.
Canto Libero torna sul palco dell’Olimpico con quella forza che, da dieci anni, fa tremare teatri, piazze, palazzetti.
Sold out dopo sold out, ovunque vadano. Perché quando suonano, non stanno “imitando” Battisti:
lo stanno ringraziando.
E il pubblico lo sente. Lo percepisce sulla pelle.
Questi musicisti, guidati dalla voce intensa e rispettosa di Fabio “Red” Rosso e dalla sensibilità artistica di Giovanni Vianelli, non portano in scena un tributo.
Portano in scena una promessa: quella di custodire e proteggere l’eredità più luminosa della musica italiana.
Il Miracolo di un’Eredità, con la benedizione di chi ha creato la storia: Mogol
Pochissime tribute band al mondo possono vantare ciò che Canto Libero ha ottenuto: la benedizione diretta di Mogol, l’uomo che con Battisti ha cambiato il destino della canzone d’autore italiana.
Mogol non solo li ha applauditi. Non solo li ha sostenuti. Non solo è salito sul palco con loro in più occasioni.
Mogol ha detto una frase che per qualsiasi artista suonerebbe come l’incoronazione più alta.
“Avete suonato esattamente come avrebbe voluto Battisti.”
Chi ama Lucio sa cosa significa. Lo sente scorrere come brivido lungo la schiena.
Il segreto di questo miracolo? L’Anima
Canto Libero non tenta di replicare.
Non cerca il travestimento. Non finge. Studiano, approfondiscono, ascoltano, analizzano.
E poi… sentono.
Sentono Battisti dentro ogni armonia blues che sapeva inserire tra le righe, dentro quei lampi rock che i puristi spesso sottovalutano, dentro quella sensibilità melodica che David Bowie definì “genio puro”.
E il risultato? Un suono vivo, pulsante, rispettoso, ma mai “fotocopia”. Un suono che profuma di presente perché attraversa il passato con consapevolezza.
Lo dice lo stesso “Red” Rosso: «Quando canto Lucio, non cerco di imitarlo. Cerco di onorarlo.
E ci metto tutta la mia anima.» E si sente. Dio se si sente.

Il Miracolo di un’Eredità
UNA BAND CHE È UNA FAMIGLIA MUSICALE
La formazione è una macchina di emozioni:
- Fabio “Red” Rosso – voce che non vuole imitare, vuole emozionare
- Alessandro Scolz – pianoforte che ricama atmosfera
- Gabriele De Leporini e Luigi Di Campo – chitarre che portano luce, profondità, spinta
- Alessandro Sala – basso solido, elegante, essenziale
- Jimmy Bolco – batteria che dà respiro e cuore
- Marco Vattovani – percussioni e batteria: potenza e colore
- Luca Piccolo – tastiere che profumano di epoche diverse
- Joy Jenkins e Michela Grilli – voci che avvolgono e accompagnano
- Jan Baruca – tecnico del suono, presenza fondamentale
Loro non “fanno musica”. Loro ricreano emozioni.
E la scaletta cambia, si rinnova, si allarga, supera i 40 brani. È un atto d’amore infinito.
Il Miracolo di un’Eredità. L’emozione di un pubblico devoto
Le parole della band sono sincere:
“Quando saliamo sul palco e vi troviamo davanti, c’è sempre qualcosa di magico.” E il pubblico risponde. Sempre.
Roma, Verona, Bologna, Milano, Torino, Ferrara, Livorno, Mestre, Treviso… E l’incredibile concerto al Teatro Romano di Ostia Antica.
E il tutto esaurito al Teatro Olimpico dello scorso anno.
Dove vanno, portano con sé una comunità di persone che credono che la musica, quella vera, possa ancora unire, curare, illuminare.
PERCHÉ BATTISTI NON È UN CANTAUTORE: È UN PATRIMONIO EMOTIVO
Il Miracolo di un’Eredità. Non importa quanti anni passino. Non importa quanti generi musicali nascano.
Le canzoni di Battisti e Mogol rimangono lì, come stelle sopra il tempo.
E questi ragazzi le prendono, le lucidano, le proteggono, le accendono di nuovo come se fosse la prima volta.
Non si può imitare un mito. Ma si può servirlo. E Canto Libero lo fa con un’umiltà rara e un talento gigantesco.
Foto di Adriano Di Benedetto
TEATRO OLIMPICO – 1, 2, 3 DICEMBRE 2025
Tre serate in cui non si va a vedere un concerto. Si va a ritrovare una parte di sé che forse era rimasta indietro.
Si va a cantare. A commuoversi. A lasciare che un’emozione vecchia di decenni torni giovane, fresca, tua.
Si va a vivere Lucio di nuovo. E, grazie a Canto Libero, a sentirlo ancora vicino.
PERCHÉ “CANTO LIBERO” NON È UN TRIBUTO.
È UN ABBRACCIO.
UN RITO.
UN ATTO D’AMORE.
E chiunque ama Battisti, almeno una volta nella vita, dovrebbe esserci. Il Miracolo di un’Eredità
Di Adriano Di Benedetto
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