Fortezza Est La buona educazione uno spettacolo che scava nella memoria educativa, intrecciando ricordi personali e rituali collettivi che hanno segnato l’infanzia di ognuno.
Tra musica, giochi e gesti condivisi, “La buona educazione” restituisce frammenti di formazione, mostrando come le regole interiorizzate abbiano modellato identità, comportamenti e relazioni nel tempo.
La drammaturgia costruisce un collage emotivo, dove esperienze individuali diventano memoria comune, dando voce a domande irrisolte sul passaggio all’età adulta. La buona educazione
Il lavoro di Lorenzo Montanini esplora vincoli invisibili e tabù educativi, rivelando come l’idea di educazione sia mutata, trasformando il nostro rapporto con autorità e libertà.
Un primo studio intenso e stratificato, capace di evocare nostalgia e inquietudine, invitando il pubblico a ripensare la propria bussola morale attraverso il teatro.
Quanto è cambiata l’educazione negli anni? Quando siamo in grado di dirci finalmente adulti?
Quanto siamo lontani dagli adulti che avevano immaginato i nostri genitori?
La ricerca di Lorenzo Montanini cerca di rispondere a questi interrogativi, dando corpo e immagine alla memoria della nostra formazione.
Svelando i vincoli invisibili, i tabù e le differenze che negli anni hanno trasformato l’approccio e l’elaborazione delle regole che abbiamo ricevuto.
La buona educazione. Un’indagine scenica sulla formazione di ciò che siamo
Debutta il 16 e 17 gennaio 2026 a Fortezza Est “La buona educazione – Primo Studio”, spettacolo ideato e diretto da Lorenzo Montanini, che apre una ricerca ampia e stratificata sull’educazione ricevuta.
Fin dall’inizio, infatti, il lavoro si presenta come un’indagine sulla memoria, interrogando regole, obblighi e precetti che hanno silenziosamente accompagnato la crescita individuale e collettiva.
Attraverso una composizione scenica fluida, lo spettacolo intreccia musica, giochi e rituali infantili, trasformando elementi familiari in strumenti di analisi critica e poetica.
Non a caso, la scena diventa uno spazio di evocazione, dove frammenti di vissuto emergono come tracce emotive capaci di parlare a generazioni differenti.
In questo primo studio, dunque, il teatro si fa lente d’ingrandimento sulla formazione morale, mostrando come ciò che sembrava naturale fosse in realtà profondamente costruito.

La buona educazione. Memoria individuale e racconto collettivo
La drammaturgia, curata da Rosalinda Conti, si sviluppa come un collage di ricordi, attingendo a esperienze personali e memorie condivise degli interpreti in scena.
Ilaria Arnone, Chiara Consiglio, Carlotta Gamba, Federico Nardoni e Peppe Russo diventano così portatori di storie che si intrecciano, senza mai sovrapporsi.
Allo stesso tempo, ogni frammento conserva la propria specificità, restituendo una geografia emotiva complessa, fatta di immagini, sensazioni e silenzi riconoscibili.
Il pubblico è invitato a riconoscersi in questi passaggi, infatti, perché l’educazione raccontata non appartiene a uno solo, ma a un’intera comunità.
Per questo, la scena si trasforma in uno spazio condiviso, dove la memoria individuale diventa immediatamente materia collettiva e politica.
La buona educazione. Domande sull’essere adulti
Quanto è cambiata l’educazione nel corso degli anni e quando possiamo davvero dirci adulti sono interrogativi che attraversano l’intero lavoro scenico.
Mentre emergono ricordi d’infanzia, affiorano anche le distanze tra ciò che siamo diventati e ciò che i nostri genitori avevano immaginato per noi.
La ricerca di Montanini, infatti, non offre risposte definitive, ma costruisce immagini che lasciano spazio al dubbio e alla riflessione personale.
Inoltre, lo spettacolo mette in luce vincoli invisibili e tabù educativi, mostrando come le regole interiorizzate continuino ad agire nel presente.
Questo processo rende visibile la trasformazione dell’autorità, rivelando come l’elaborazione delle norme sia cambiata insieme alla società.

La buona educazione. La struttura invisibile delle regole
“La buona educazione” racconta percorsi tracciati durante l’infanzia, seguiti senza domande, come sentieri apparentemente naturali e inevitabili.
Solo col tempo, infatti, diventa possibile osservarne la struttura, comprendendo la bussola morale e sociale che quei percorsi contenevano.
La sensazione che emerge è quasi di sacrilegio, perché smontare la dolce topografia dei ricordi significa spezzarne l’incanto originario.
Eppure, proprio in questa frattura si apre uno spazio di consapevolezza, capace di generare nuove letture del passato e del presente.
Il teatro, dunque, assume il ruolo di dispositivo critico, restituendo complessità a ciò che sembrava semplice e immutabile.
La buona educazione. Un debutto che apre una ricerca
Prodotto grazie al sostegno della Fondazione Yana Cini, questo primo studio segna l’inizio di un percorso artistico più ampio.
Inserito nella stagione POETICA 2025/26 di Fortezza Est, lo spettacolo dialoga con una programmazione attenta alla ricerca contemporanea.
Intanto, la scelta di presentarlo come studio sottolinea la natura aperta del progetto, ancora in evoluzione e trasformazione.
Il pubblico assiste così a un processo, non a un punto d’arrivo, condividendo domande, immagini e suggestioni in continuo movimento.
“La buona educazione” si impone come un debutto intenso, capace di lasciare tracce durature nello sguardo di chi osserva.