La chiamavamo Terra Santa locandina

La chiamavamo Terra Santa: Alda Merini tra dolore e poesia

La chiamavamo Terra Santa: Alda Merini tra dolore e poesia

La chiamavamo Terra Santa locandina

“La chiamavamo Terra Santa”, lo spettacolo ispirato ai diari di Alda Merini, torna a Roma il 22 e 23 settembre 2025 alla Cometa Off.

La forza della parola poetica di Alda Merini torna a rivivere in teatro con “La chiamavamo Terra Santa”, spettacolo firmato da Alessandro Fea e Stella Novari.

L’appuntamento è fissato per le ore 21 presso il Cometa Off di Roma La chiamavamo Terra Santa, dopo il successo dello scorso anno.

L’esperienza teatrale fonde parole, musica e sonorizzazioni dal vivo, trasformando la scena in un percorso intimo tra dolore, follia, poesia e straordinaria vitalità creativa.

Torna a Roma, lunedì 22 e martedì 23 settembre, alla Cometa Off, dopo il grande successo dello scorso anno La chiamavamo Terra Santa”.

Un’esperienza teatrale che intreccia parole e musica per raccontare l’anima di Alda Merini, attraverso i suoi diari che svelano un viaggio tra follia, dolore e straordinaria vitalità

“Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci” — con queste parole Alda Merini apriva uno squarcio sulla sua anima, fatta di contrasti, di abissi e improvvise luci.

È da questo universo complesso che nasce “La chiamavamo Terra Santa”, un progetto teatrale firmato da Alessandro Fea e Stella Novari,  in prima nazionale a Roma.

Un viaggio nella fragilità, nella sofferenza e nella forza vitale.

La performance, in cui Stella Novari è protagonista, con le sonorizzazioni di Alessandro Fea, si addentra nel racconto intimo e profondo che Merini fa della sua esperienza nei manicomi.

I suoi diari narrano il rapporto con l’amore, il dolore, la follia, ma anche con l’ironia e la speranza, in un delicato equilibrio tra sofferenza e resistenza.

La chiamavamo Terra Santa. Alda Merini: fragilità e resistenza in poesia

La protagonista, interpretata da Stella Novari, guida il pubblico attraverso i diari della poetessa, che narrano la sua esperienza nei manicomi italiani del Novecento.

Con le sonorizzazioni di Alessandro Fea, lo spettacolo restituisce la tensione emotiva tra fragilità e resistenza, tra disperazione e la capacità di reagire con energia.

La drammaturgia esplora temi universali: amore, dolore, follia, speranza. Un racconto che diventa specchio della condizione umana e della ricerca costante di verità.

La chiamavamo Terra Santa prove
Alla Cometa Off di Roma, il 22 e 23 settembre 2025, torna “La chiamavamo Terra Santa”,

“Terra Santa”: il significato dietro il titolo

Per Alda Merini, il manicomio era al tempo stesso inferno e rifugio: crudezza e sacralità convivevano in quel luogo estremo di sofferenza e silenzio.

La poetessa lo definì “Terra Santa”, un paradosso che diventa il cuore dello spettacolo: la capacità di trasformare l’orrore in materia poetica e spirituale.

Lo spettacolo accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo fatto di contrasti, in cui la parola diventa strumento di sopravvivenza e rinascita.

La chiamavamo Terra Santa. Una produzione che unisce teatro e memoria

Il progetto nasce dalla collaborazione con la Fondazione Friedrich-Ebert-Stiftung e con La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, a conferma della sua rilevanza culturale.

La scelta di Roma come palcoscenico rappresenta un modo per mantenere vivo il dialogo tra passato e presente, tra memoria e contemporaneità.

In scena, musica e silenzi creano un linguaggio inedito che fonde realismo poetico e allegoria politica, dando voce all’anima di una donna senza tempo.

Info pratiche e biglietti

Luogo: Cometa Off – Via Luca della Robbia, 47, Roma
Date: 22 e 23 settembre 2025 – ore 21

Biglietti: Intero €18, Ridotto €15 (prevendita inclusa)
Telefono: 06.57284637
Email: cometa.off@cometa.org

“La chiamavamo Terra Santa” non è solo uno spettacolo teatrale: è un invito a riflettere sul rapporto tra dolore e creatività, su come la fragilità possa diventare arte.

Un evento che celebra Alda Merini, voce universale della poesia italiana, e la sua capacità di trasformare il dolore in luce, memoria e verità.

di Adriano Di Benedetto

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