“lo spettacolo Non è una gara a Fortezza Est di Roma” va in scena dal 19 al 21 marzo, monologo scritto e interpretato da Ilaria Arnone e diretto da Federico Nardoni.
Il monologo scritto e interpretato da Ilaria Arnone racconta il passaggio dall’infanzia alla vita adulta tra desiderio, paura e scoperta di sé. Non è una gara
Non è una gara. Uno spettacolo intenso che riflette sulla perdita dell’innocenza e sulla costruzione dell’identità femminile.
Spettacolo: Non è una gara debutta a Fortezza Est di Roma
Luogo: Fortezza Est – Roma
Data: dal 19 al 21 marzo 2026
Orario: 20:30
Punto di partenza del lavoro è il romanzo “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll che offre l’opportunità di ragionare su una serie di domande.
Che cosa significa crescere per una bambina? Come siamo diventate quello che siamo?
Ma soprattutto, siamo cresciute “bene”? Oppure qualcosa è andato storto?
Quando e come si diventa quel che si è? La protagonista, Ilaria, ancora non lo sa, per questo ha deciso di mettersi in vendita.
Non è una gara. Quando crescere significa fare i conti con se stessi
Dal 19 al 21 marzo 2026 il teatro Fortezza Est ospita “Non è una gara”, monologo scritto e interpretato da Ilaria Arnone e diretto da Federico Nardoni.
Lo spettacolo nasce da uno spunto autobiografico e si sviluppa come un viaggio nella memoria, tra infanzia, adolescenza e scoperta della propria identità.
Una riflessione intima e sincera sul passaggio verso l’età adulta, sulle paure che accompagnano la crescita e sulla complessità del rapporto con il proprio corpo e con lo sguardo degli altri.

Non è una gara. Il viaggio dentro se stessi
Il punto di partenza dello spettacolo è il mondo immaginifico di Lewis Carroll e del suo celebre romanzo Alice’s Adventures in Wonderland.
Come accade ad Alice nel Paese delle Meraviglie, anche la protagonista del monologo attraversa un universo fatto di ricordi, domande e frammenti di esperienze che sembrano scomporsi e ricomporsi continuamente.
Il racconto segue una struttura episodica e quasi onirica, capace di restituire il caos emotivo dell’adolescenza.
Attraverso questo percorso emergono interrogativi profondi:
Cosa significa davvero crescere?
Quando si diventa adulti?
E soprattutto: siamo diventati ciò che pensavamo di essere?
Non è una gara. La memoria dell’adolescenza
Nel cuore dello spettacolo c’è il ricordo di Ilaria dodicenne e delle sue giornate trascorse in piscina durante estenuanti allenamenti di nuoto.
Un periodo segnato da insicurezze e turbamenti, dove il rapporto con il proprio corpo e con l’autorità degli adulti diventa terreno di conflitto interiore.
Il ricordo dell’allenatore – figura ambigua e disturbante – innesca una serie di riflessioni sulla percezione di sé, sul desiderio di essere visti e sulla vergogna che può nascere da emozioni difficili da comprendere.
La protagonista si trova così a fare i conti con sentimenti contraddittori: il bisogno di attenzione, il senso di colpa e la paura di non essere compresa.

Non è una gara. Un processo interiore
Nel monologo la memoria diventa quasi un tribunale.
La protagonista si ritrova simbolicamente sotto processo, accusata di aver desiderato ciò che forse non avrebbe dovuto desiderare.
È un processo interiore che riflette la complessità della crescita e il peso dei giudizi sociali.
Anche quando il sogno – o l’incubo – finisce, resta la sensazione di qualcosa di irrisolto.
Una domanda che continua a riaffiorare nel tempo.
Non è una gara. Teatro come indagine dell’identità
“Non è una gara” non cerca risposte definitive.
Il suo obiettivo è piuttosto quello di indagare un mondo interiore fragile e contraddittorio, dove la perdita dell’innocenza diventa una tappa inevitabile del percorso verso l’età adulta.
La regia di Federico Nardoni accompagna il monologo con un linguaggio essenziale, arricchito dalle musiche di Leonardo Della Bianca e dai materiali video di Giancarlo Arnone.
Il risultato è uno spettacolo intimo e diretto che invita lo spettatore a confrontarsi con la propria memoria.
Non è una gara. Perché crescere, in fondo, non è mai una gara.
È piuttosto un percorso fragile e complesso, fatto di domande che spesso restano aperte.

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