“Para-papà”: il monologo di Francesco Ziccardi (perché patrigno suona proprio male)” arriva all’Ar.Ma Teatro il 20 marzo.
Il monologo scritto e interpretato da Francesco Ziccardi racconta con ironia la figura dell’uomo che entra in una famiglia già formata. “Para-papà”: il monologo
“Para-papà”: il monologo. Uno spettacolo che affronta con delicatezza un ruolo spesso dimenticato nelle narrazioni contemporanee.
Spettacolo: “Para-papà”: il monologo di Francesco Ziccardi all’Ar.Ma Teatro
Luogo: Ar.Ma Teatro – Roma
Data: 20 marzo 2026
Orario: 21:00
Esistono ruoli per cui non è mai stato scritto un manuale d’istruzioni. Non ci sono fiabe che ne raccontino le gesta, né film che ne celebrino la complessità.
È in questo “vuoto” narrativo che si inserisce “Para-papà (perché patrigno suona proprio male)”, il monologo scritto e interpretato da Francesco Ziccardi.
Una figura senza nome
Lo spettacolo, della durata di 75 minuti, esplora con onestà la realtà di quegli uomini che scelgono di costruire un proprio spazio all’interno di famiglie già avviate.
“Para-papà”: il monologo. La storia di chi sceglie di esserci
Il 20 marzo 2026 l’Ar.Ma Teatro ospita “Para-papà (perché patrigno suona proprio male)”, monologo scritto e interpretato da Francesco Ziccardi.
Uno spettacolo ironico e allo stesso tempo profondamente umano che accende i riflettori su una figura raramente raccontata nel teatro e nella cultura popolare: l’uomo che entra in una famiglia già esistente.
Una figura senza nome. “Para-papà”: il monologo
Ci sono ruoli nella vita per cui non esistono manuali. Non esistono favole che ne raccontino la storia, né film che ne esplorino davvero le sfumature.
Il patrigno – o meglio, il “para-papà” – è una di queste figure.
Il termine “patrigno”, spesso associato nell’immaginario collettivo a personaggi negativi delle fiabe, porta con sé un peso difficile da sostenere.
Lo spettacolo di Francesco Ziccardi prova allora a cambiare prospettiva, introducendo una parola nuova, più leggera e forse più sincera.
Il para-papà non è un padre biologico. Ma non è neppure un estraneo.
È qualcuno che sceglie di entrare in una storia già iniziata e di trovare, passo dopo passo, il proprio posto.

“Para-papà”: il monologo. Tra ironia e verità
Il monologo affronta questo tema con una scrittura che alterna momenti di ironia a passaggi più intimi.
Non c’è retorica, né giudizio.
C’è piuttosto il racconto di una posizione fragile, spesso invisibile, in cui affetto e diffidenza convivono.
Chi vive questo ruolo deve imparare a costruire relazioni senza certezze. A conquistare fiducia giorno dopo giorno.
A esserci senza pretendere nulla. Sul palco non appare un eroe. E nemmeno un antagonista da favola.
Ma un uomo fatto di dubbi, tentativi, errori e della volontà – non sempre facile – di restare.
“Para-papà”: il monologo. Il teatro come racconto intimo
La messa in scena è volutamente essenziale. Pochi elementi scenici, un tavolo e la forza della parola.
Una scelta che restituisce centralità al racconto e alla dimensione quasi confidenziale dello spettacolo.
In questo spazio teatrale raccolto, lo spettatore viene coinvolto in un dialogo diretto con l’attore.
Un racconto che parte da un’esperienza personale ma che riesce a parlare a molti.
Perché le famiglie contemporanee sono sempre più complesse e articolate.
E spesso le storie più interessanti sono proprio quelle che non vengono raccontate.
“Para-papà”: il monologo. Un racconto necessario
“Para-papà” è uno spettacolo che affronta un piccolo tabù sociale con delicatezza e leggerezza.
Un monologo che invita a guardare con occhi nuovi una figura spesso fraintesa.
E che ricorda una cosa semplice ma importante:
a volte essere padre non significa solo generare.

“Para-papà”: il monologo. Significa soprattutto scegliere di esserci.
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