“Il futuro è nei classici”. Il Teatro Arcobaleno parte da questa idea per costruire la stagione 2026-2027, attraversando oltre duemila anni di teatro senza trasformarli in museo.
Pirandello, Molière, Shakespeare, Euripide, Sofocle e Aristofane tornano sul palcoscenico perché le loro domande continuano a riguardare l’uomo contemporaneo. Teatro Arcobaleno
Teatro Arcobaleno. Nel cartellone compaiono interpreti come Paola Quattrini, Leo Gullotta, Edoardo Siravo, Giuseppe Pambieri, Lia Tanzi, Sebastiano Somma, Silvia Siravo e Vincenzo Zingaro.
La stagione principale parte il 16 ottobre con L’uomo, la bestia e la virtù e arriva al 16 maggio con Il Misantropo.
Accanto alla programmazione principale torna Arcobaleno Family, con quattro spettacoli pensati per avvicinare bambini e famiglie al teatro.
Spettacolo: Teatro Arcobaleno, il futuro torna a parlare nei classici
Luogo: Teatro Arcobaleno – Roma
Data: Stagione teatrale 2026/27
Orario: 21:00
Dalla commedia antica alla tragedia, dalla commedia musicale alla letteratura, un percorso emozionante, che coniuga cultura e divertimento, con importanti nomi della scena italiana.
Si apre a grande richiesta, dal 16 al 25 ottobre, dopo il successo della precedente edizione, con L’Uomo, LA Bestia e la Virtù di Luigi Pirandello, per la regia di Ennio Coltorti, protagonista insieme a Jesus Emilianao Coltorti.
Una delle commedie di Pirandello più rappresentate al mondo, dove l’autore siciliano ci mostra la “bestia” che è in noi, rivelando l’essenza ipocrita degli esseri umani.
Teatro Arcobaleno, il futuro torna a parlare nei classici
“Il futuro è nei classici”. Potrebbe sembrare un paradosso. È invece la dichiarazione con cui Vincenzo Zingaro, direttore artistico del Teatro Arcobaleno, presenta la stagione 2026-2027.
Perché tornare ancora a Pirandello, Molière, Shakespeare, Euripide, Sofocle e Aristofane? La risposta del cartellone romano sembra essere semplice: perché non hanno ancora finito di parlare di noi.
Guerra e potere, ipocrisia e paura, famiglia, diversità, corruzione, rapporti fra uomini e donne. Cambiano le epoche e le società, molto meno alcune domande.
Il Teatro Arcobaleno – Centro Stabile del Classico, riconosciuto dal Ministero della Cultura come Centro di Produzione Teatrale, costruisce così una stagione che attraversa commedia, tragedia, musica e letteratura.
Non per conservare i classici sotto una teca, ma per verificare che cosa accade quando vengono nuovamente messi davanti agli spettatori del presente.
Teatro Arcobaleno. Pirandello apre il gioco delle maschere
L’apertura, dal 16 al 25 ottobre, è affidata a L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, con la regia di Ennio Coltorti, protagonista insieme a Jesus Emiliano Coltorti e alla compagnia.
La maschera della rispettabilità nasconde la “bestia” e Pirandello porta allo scoperto opportunismo e ipocrisia degli esseri umani. Un meccanismo che conserva intatta la propria capacità di provocare.
Dal 6 al 22 novembre, Edoardo Siravo affronta invece Il malato immaginario di Molière, nell’adattamento e con la regia di Carlo Emilio Lerici.
Argante è prigioniero della paura, mentre intorno a lui gli altri personaggi imparano a coltivarla, sfruttarla e trasformarla in un sistema.
Dal 27 novembre al 13 dicembre arriva Shakespeare con La dodicesima notte, diretta da Nicasio Anzelmo e interpretata da Domenico Pantano insieme alla compagnia: travestimenti, identità e distanza fra essere e apparire.

Teatro Arcobaleno. Dalla festa alla grande tragedia
Il registro cambia per Capodanno. Il 31 dicembre i Dosto&Yevski, Alessandra De Pascalis e Francesco Lappano portano in scena Sinfollia di Donne, varietà contemporaneo diretto da Alessandro Carvaruso.
Il 3 e il 6 gennaio arriva invece La Favola Bella, ispirata a Shrek, fra musica, comicità e coreografie, con al centro unicità, amicizia, diversità e inclusione.
Dall’8 al 10 gennaio, Rosaura alle dieci di Marco Denevi porta per la prima volta in Italia la versione teatrale del romanzo argentino: un mistero raccontato attraverso cinque punti di vista, fra maschere, burattini e ombre.
Poi il teatro torna alle proprie origini.
Dal 14 al 17 gennaio, Paola Quattrini è protagonista di Ecuba di Euripide, con adattamento e regia di Livio Galassi: una regina privata della patria e dei figli diventa immagine universale del dolore provocato dalla guerra.
Ed è difficile, davanti a questa Ecuba, confinare la tragedia nel mondo antico. Lo stesso programma sottolinea il rapporto fra la vicenda della regina di Troia e le guerre che continuano a segnare il presente.
Teatro Arcobaleno. Neruda, Ulisse e il viaggio dell’uomo
Dal 21 al 24 gennaio, Sebastiano Somma e Morgana Forcella raccontano invece l’amore fra Pablo Neruda e Matilde Urrutia in Matilde – L’amore proibito di Pablo Neruda.
Poesia e tango accompagnano una relazione clandestina e avventurosa, intrecciandola alla storia politica del Cile fino al golpe del 1973.
Dal 29 gennaio al 14 febbraio si torna ancora più indietro con Odissea – Il mio nome è Nessuno, nella drammaturgia di Francesco Polizzi e Benedetta Nicoletti.
Cinque cantori-aedi assumono progressivamente le sembianze dei personaggi e trasformano il viaggio di Ulisse in un itinerario iniziatico che il progetto mette in relazione con la vita dell’uomo contemporaneo.
Il mito, dunque, non serve a fuggire dal presente. Diventa uno specchio abbastanza lontano da permetterci di osservarlo diversamente.
Ed è lo stesso principio che guiderà la seconda parte della stagione.

Teatro Arcobaleno. Antigone e le donne davanti al potere
Dal 18 al 28 febbraio, Giuseppe Pambieri e Micol Pambieri sono fra gli interpreti di Antigone – Cronache da un teatro di guerra, con adattamento di Luca Simonelli, Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi e regia della stessa Lia Tanzi.
Antigone attraversa i secoli come figura della ribellione all’ingiustizia e della contrapposizione fra autorità e una diversa idea di giustizia.
Dal 5 al 21 marzo sarà invece la comicità di Aristofane a parlare di potere con Le donne al Parlamento, adattato e diretto da Vincenzo Zingaro.
In un’Atene sfiancata dalla guerra, le donne decidono di prendere il potere dopo il fallimento degli uomini. Ma l’utopia di Prassagora finisce progressivamente per trasformarsi in un incubo grottesco.
Partecipazione femminile, parità dei diritti, corruzione e uguaglianza sociale dimostrano quanto possa essere breve, almeno sul palcoscenico, la distanza fra l’Atene di Aristofane e una platea contemporanea.
Teatro Arcobaleno. Medea, Tiresia e il ritorno di Gullotta
Dal 2 al 18 aprile, Silvia Siravo interpreta Medea – Drammaturgia intorno a una famiglia allo sfascio, da Euripide e Seneca, con drammaturgia e regia di Nicasio Anzelmo.
La prospettiva scelta porta il mito dentro il dramma familiare: la donna tradita, l’esule, la straniera non integrata e la distruzione della famiglia convergono verso l’atto estremo dell’infanticidio.
Dal 22 al 25 aprile sarà invece Leo Gullotta a vestire i panni del veggente Tiresia in Τειρεσίας Tiresia Teiresías, con drammaturgia di Fabio Grossi e Giusi Checcaglini e regia di Grossi.
Figura enigmatica, androgina e cieca, Tiresia attraversa Sofocle, Euripide e Omero per arrivare fino agli autori moderni che hanno continuato a interrogarne il mito.
A chiudere la stagione, dal 7 al 16 maggio, sarà Il Misantropo ovvero Il sogno di Alceste di Molière, nell’adattamento e con la regia di Vincenzo Zingaro, anche protagonista.
Alceste e la sua ricerca di sincerità diventano così l’ultimo interrogativo di una stagione costruita proprio sulla capacità dei classici di mettere in discussione il presente.

Teatro Arcobaleno. I classici cominciano da bambini
Accanto al cartellone principale trova spazio Arcobaleno Family, sezione destinata ai bambini e alle famiglie.
Sono quattro gli appuntamenti: La Sposa Fantasma – Il Musical, La Favola dello Schiaccianoci, Il Leggendario Ercole e La Magica Storia di Pinocchio, distribuiti fra ottobre e aprile.
Il Teatro Arcobaleno è in via Francesco Redi 1/a a Roma. Sono previsti abbonamenti da dodici, dieci e otto spettacoli, oltre alle Card Libere e alla Card Arcobaleno Family.
Alla fine, dunque, la frase scelta da Vincenzo Zingaro per presentare il cartellone perde il proprio apparente paradosso.
Il futuro può essere nei classici proprio perché un classico non ci consegna risposte vecchie: continua, se rimesso davvero in scena, a farci domande nuove. Teatro Arcobaleno