Ubi Maior emoziona Roma, alla Sala Umberto dal 25 al 30 novembre, portando in scena Leo Gassmann e Sabrina Knaflitz diretti da Enrico Maria Lamanna in un dramma contemporaneo.
Il testo di Franco Bertini esplora tensioni familiari, identità e responsabilità, mostrando un giovane campione costretto ad affrontare verità scomode che cambiano radicalmente la sua prospettiva emotiva. Ubi Maior emoziona Roma
Ubi Maior emoziona Roma. Accanto ai protagonisti, Barbara Begala e Matteo Taranto contribuiscono a creare un racconto intenso, dinamico e sorprendentemente vicino alla sensibilità del pubblico di oggi.
La storia scava nelle fragilità umane e, attraverso scelte dolorose, mostra come il legame familiare possa diventare sia rifugio che tempesta, emozionando profondamente.
Tito ha vent’anni ed è molto più di un campione di scherma: è un giovane brillante, carismatico e determinato, che ha conquistato il gradino più alto del podio olimpico con sacrificio e dedizione.
La sua vita è scandita da allenamenti, competizioni e continui spostamenti, tanto da non aver mai sentito davvero il bisogno di una casa tutta sua.
Quando finalmente decide di farlo, resta comunque vicino alla famiglia. Un giorno, un messaggio inaspettato di suo padre lo richiama bruscamente a casa.
C’è un problema. Un guaio serio, pericoloso: una leggerezza commessa da Lorena, sua madre, per cui ora si ritrova ad avere a che fare con un personaggio poco raccomandabile.
Ubi Maior emoziona Roma. Uno sguardo potente sulle nostre fragilità
Tito, protagonista interpretato da Leo Gassmann, è un giovane schermidore che vive inseguendo competizioni, successi e allenamenti, costruendo la propria identità attraverso determinazione, sacrificio e disciplina quotidiana.
La sua routine, apparentemente stabile, improvvisamente si spezza quando riceve un messaggio urgente dal padre, figura interpretata attraverso un ruolo di grande intensità drammaturgica.
Questa chiamata lo riporta bruscamente nella casa di famiglia, ribaltando completamente il ritmo della sua vita sportiva e obbligandolo a confrontarsi con realtà inattese.
Il problema riguarda Lorena, sua madre, interpretata da Sabrina Knaflitz, che si è trovata coinvolta in una situazione complessa a causa di una leggerezza ingigantita nel tempo.
Per questa ragione, Tito deve affrontare un personaggio pericoloso, elemento narrativo che sconvolge equilibri familiari e costringe tutti a prendere decisioni drastiche.
Ubi Maior emoziona Roma. Un viaggio emotivo tra identità, responsabilità e segreti familiari
Attraverso questo evento, Tito scopre lati di sé che non aveva mai considerato, rivelando maturità inaspettate e paure nascoste sotto l’immagine sicura dell’atleta vincente.
La scrittura di Franco Bertini costruisce un percorso emotivo sorprendente, alternando tensione e introspezione, rendendo la crescita del personaggio credibile, sfumata e profondamente coinvolgente.
La regia di Enrico Maria Lamanna, grazie a una visione scenica elegante e fluida, permette al pubblico di percepire ogni sfumatura emotiva con grande immediatezza.
Sabrina Knaflitz offre un’interpretazione intensa, capace di mostrare fragilità e determinazione, rendendo Lorena una figura complessa, piena di contraddizioni e allo stesso tempo straordinariamente umana.
Barbara Begala e Matteo Taranto completano il quadro con performance complementari, capaci di ampliare il ritmo della narrazione e rafforzarne l’impatto drammatico.

Ubi Maior emoziona Roma. Una messa in scena dinamica tra luci cinematografiche e atmosfere vibranti
La costruzione scenica valorizza il dramma contemporaneo attraverso un uso raffinato del disegno luci firmato da Pietro Sperduti, che crea atmosfere sospese e suggestioni emotive.
Le musiche originali di Adriano Pennino accompagnano momenti cruciali, intensificando la tensione drammatica e dando spazio alla vulnerabilità dei personaggi attraverso sonorità evocative.
I costumi di Teresa Acone incarnano perfettamente l’equilibrio tra quotidianità e teatralità, contribuendo a definire il carattere dei personaggi senza mai appesantire la scena.
L’adattamento di Enrico Maria Lamanna alterna ritmi serrati a pause emotivamente ricche, costruendo una drammaturgia sempre coerente, elegante e capace di sorprendere lo spettatore.
La regia garantisce fluidità e profondità attraverso movimenti calibrati, dissolvenze e un linguaggio visivo che riflette paure, desideri e conflitti dei protagonisti.
Ubi Maior emoziona Roma. Un testo che intreccia ironia, dolore e scelte che cambiano la vita
Ubi Maior affronta temi universali come responsabilità, moralità e legami familiari, interrogando continuamente i limiti della fedeltà ai propri valori interiori.
Le dinamiche tra padre, madre e figlio emergono con forza, mostrando come le relazioni possano diventare allo stesso tempo ancora di salvezza e origine di conflitti.
Il testo mescola ironia e dramma con equilibrio, invitando lo spettatore a seguire un percorso narrativo che intreccia leggerezza e intensità con sorprendente naturalezza.
Ogni personaggio porta con sé un mondo emotivo complesso, che la regia riesce a mettere in evidenza attraverso sguardi, silenzi e scelte sceniche mirate.
Il pubblico attraversa così un viaggio interiore condiviso, rispecchiando fragilità, dubbi e desideri presenti nelle vite di tutti, creando empatia immediata.

Ubi Maior emoziona Roma. Una storia che unisce passato e futuro nel segno del cambiamento
Tito si trova davanti a un bivio morale enorme: salvare la sua famiglia infrangendo le regole o difendere i suoi principi rischiando conseguenze imprevedibili.
La costruzione narrativa presenta questo conflitto con intensità crescente, mostrando la trasformazione emotiva del protagonista attraverso sfide interiori sempre più complesse.
Il titolo Ubi Maior richiama un ordine immutabile che domina la storia, ricordando come le scelte difficili definiscano l’essenza di ogni relazione umana significativa.
Il finale suggerisce che il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di affrontarla, riconoscendo limiti personali e assumendo piena responsabilità dei propri gesti.