Teatro

Ecchime quà

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 10:59

da 28/02/20 a 22/03/20

Teatro Salone Margherita

MAURIZIO MATTIOLI
in

ECCHIME QUA’

con la partecipazione straordinaria di Francesca Ceci
di Maurizio Mattioli, Fabrizio Nardi, Nico Di Renzo, Stefano Fabrizio e Nazzareno Mattei
musiche di Alberto Laurenti

Lo spettacolo rappresenta per l’attore romano un po’ il ritorno alle sue origini: Mattioli accoglie il pubblico in teatro come se fosse nel salotto di casa sua, quasi a voler premiare un rapporto consolidato negli anni.
Un abbraccio, un cammino, un guardarsi negli occhi attraverso battute, gag, monologhi, canzoni. 
I ricordi istrionici della sua vita saranno scanditi dall’apertura di una serie di cassetti, con sapiente maestria e con il coraggio di chi la vita l’ha sempre affrontata con un dono speciale: l’arte di sdrammatizzare.
Non mancherà l’essenza femminile, punto cardine che per Mattioli rappresenta la coscienza, il suo bastone d’ appoggio, la variabilità che rende l’uomo felicemente instabile. 
Quindi provate a mescolare sentimenti, comicità, conoscenza di se stessi ed i suoni senza tempo del Maestro Laurenti e sicuramente ne uscirà uno spettacolo pronto a far divertire il pubblico e a rendere l’anima più leggera.

Categorie: Teatro

Salone Margherita Story

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 10:51

da 24/02/20 a 16/03/20

Teatro Salone Margherita

UGO DE VITA
in

SALONE MARGHERITA STORY
LE ORIGINI
CAFE’ CHANTANT 1898 – 1920

Testo, regia ed allestimento di Ugo De Vita

Con la partecipazione di  Daniela Scotti e  Filippo Dell’arte
Con interventi danzati di Federica Bastici
Al Violino il M. Fabio Consiglio

Con la partecipazione voce di Enea De Vita
e di Leo Gullotta che recita la lirica Cafè Chantant

Le origini del Salone Margherita, le voci di Raffaele Viviani, Ettore Petrolini e Lina Cavalieri.
Lo spirito di Roma e gli umori della grande tradizione teatrale napoletana.
Le atmosfere del Café chantant dalla magnifica cornice liberty, quando il teatro specchiava la belle époque.
Un’ora di teatro e divertimento che è anche “viaggio” nell’arte di due città tra le più belle del mondo.

Categorie: Teatro

L'uomo, la bestia e la virtù

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 10:40

da 10/03/20 a 18/03/20

Teatro Sala Umberto

L'uomo, la bestia e la virtù
di Luigi Pirandello

Edizione del Centenario 1919-2019

regia di Giancarlo Nicoletti
con Cristina Todaro, Alessandro Giova, Diego Rifici, Alex Angelini, Giacomo Costa
e con Valentina Perrella
scene Laura De Stasio
costumi Giulia Pagliarulo

Il David di Donatello Giorgio Colangeli veste i panni del “trasparente” professor Paolino nella rilettura registica di Giancarlo Nicoletti di uno dei classici pirandelliani, “L’uomo, la bestia e la virtù”, che proprio nel 2019 ha festeggiato i cento anni dal debutto sulle scene, dove è stato uno dei testi più rappresentati del drammaturgo siciliano.
Co-protagonista un altro pluripremiato attore, il vulcanico Pietro De Silva nel ruolo del Capitano Perella; al loro fianco Valentina Perrella, pronta a calarsi nelle vesti della “virtuosa” signora Perella. E ancora, Cristina Todaro, Alessandro Giova, Diego Rifici, Alex Angelini e Giacomo Costa, a completare il validissimo cast di una rilettura fortemente contemporanea e concreta dell’universo pirandelliano, fuori dal "pirandellismo" di maniera, nel tentativo di riportare la poetica dell’autore Premio Nobel a un universo essenziale, umano, comico e tragico al tempo stesso. E nuovamente attuale.

Il “trasparente” signor Paolino, professore privato, ha una doppia vita: è l'amante della signora Perella, moglie trascurata di un capitano di mare che torna raramente a casa, ha un'altra donna a Napoli ed evita di avere rapporti fisici con la moglie, usando ogni pretesto.
La tresca potrebbe durare a lungo e indisturbata ma, inaspettatamente, la signora Perella rimane incinta del professore. Paolino è costretto dunque ad adoperarsi per gettare la sua amante fra le braccia del marito, studiando tutti i possibili espedienti. Il caso è drammatico, perché il Capitano Perella si fermerà in casa una sola notte e poi resterà lontano almeno altri due mesi. Paolino dovrà allora ingegnarsi per salvare la propria dignità e quella della signora Perella, a qualsiasi costo, per obbligarne il marito ai doveri coniugali e far passare suo figlio per figlio legittimo del Capitano Perella e della moglie.

Produzione di I Due della Città del Sole & Altra Scena con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Categorie: Teatro

La verità ti fa male lo so

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 10:03

22/02/20

Sala RomaTeatri

ElleErreTeatro presenta

La verità ti fa male lo so

Regia di Roberto Lopez
Con Roberto Lopez e Ilaria Sequino

Si può vivere nel continuo timore del diverso? O nell’insofferenza nei confronti del prossimo? Forse sì in un mondo pervaso da arrivismo, da falsi valori e dall’egoistico desiderio di proiettare le nostre aspirazioni sui figli. O forse no: Roberto chiede aiuto alla psicanalisi per indagare se stesso. Ne verrà fuori il quadro di una società malata dalle mille contraddizioni a cui possiamo sottrarci soltanto abbandonandoci a una risata catartica.

Categorie: Teatro

Belli Corti - Finale Corti

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 09:12

29/02/20

Nuovo Teatro San Paolo

Finale corti
Premio promosso dal Nuovo Teatro San Paolo per individuare voci nuove nel panorama della drammaturgia contemporanea.

UNA NOTTE DI PAURA NON HA PREZZO
Di Francesco La Cava
Regia Mattia Carchia
Con Paolo Maria Lucci Chiarissi e Nico Meccia

DUE TRAM NELLA NEBBIA
Di Luigi Salerno
Regia Micaela Seganti
Con Giulia Marrani, Giordana Mongardini e Umberto Rennella

TERZA TRAVERSA, LA SESTA A SINISTRA A PARTIRE DELL’ALBERO PIU' ALTO
Di Arianna Ricciardi
Regia Antonella Maddonni
Con Roberto D’Orazio, Andrea Filabozzi e Francesca Vinti

DAYLIGHT
Di Mario Maffei
Regia Savina Retica
Con Diego Gallo, Roberto Ludovisi e Isabelmaria Paolini

LO SGABELLO
Di Tommaso Urselli
Regia Federica Di Cola
Con Daniele De Santis e Roberto Trinca

TONIO SPLIT BRAIN
Di Marco Pizzi
Regia Roberto D’Orazio
Con Francesco Casella e Ilaria Chiominto

Categorie: Teatro

Finale corti

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 09:12

29/02/20

Nuovo Teatro San Paolo

Finale corti
Premio promosso dal Nuovo Teatro San Paolo per individuare voci nuove nel panorama della drammaturgia contemporanea.

Nel 2017 viene lanciato il bando “Belli Corti” riservato ad autori di corti e monologhi teatrali che vengono messi in scena dagli allievi registi e attori dell’accademia. La quarta edizione prevede 16 corti e 16 monologhi selezionati dalla Direzione artistica del Nuovo Teatro San Paolo, in 6 serate appositamente dedicate e aperte al pubblico.

Nelle 6 serate una giuria di qualità, composta da autori, registi, attori e critici teatrali selezionerà i finalisti delle due sezioni, che accederanno alle serate finali nelle quali saranno premiati il corto e il monologo vincitore.

Categorie: Teatro

Finale monologhi

News su teatro - Ven, 31/01/2020 - 09:01

22/02/20

Nuovo Teatro San Paolo

Finale monologhi
Premio promosso dal Nuovo Teatro San Paolo per individuare voci nuove nel panorama della drammaturgia contemporanea.

Nel 2017 viene lanciato il bando “Belli Corti” riservato ad autori di corti e monologhi teatrali che vengono messi in scena dagli allievi registi e attori dell’accademia.
La quarta edizione prevede 16 corti e 16 monologhi selezionati dalla Direzione artistica del Nuovo Teatro San Paolo, in 6 serate appositamente dedicate e aperte al pubblico.

Nelle 6 serate una giuria di qualità, composta da autori, registi, attori e critici teatrali selezionerà i finalisti delle due sezioni, che accederanno alle serate finali nelle quali saranno premiati il corto e il monologo vincitore.

Categorie: Teatro

Le allegre comari di Windsor

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 16:53

da 11/02/20 a 16/02/20

Teatro Sala Umberto

Le allegre comari di Windsor
di William Shakespeare

adattamento Edoardo Erba
con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa e Virginia Zini

alla fisarmonica Giulia Bertasi
scene Federica Pellati
costumi Katarina Vukcevic
luci Giuliano Almerighi
consulente musicale Federica Falasconi
assistente alla regia Giada Ulivi
regia di Serena Sinigaglia

La scrittura di Edoardo Erba e la regia di Serena Sinigaglia riadattano, tagliano e montano con ironia Le allegre comari di Windsor, innestando brani, suonati e cantati dal vivo dal Falstaff di Verdi.

In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. Le lettere d’amore che il Cavaliere invia identiche alle signore Page e Ford sono lo stimolo per trasformare il solito barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. “Punire” quel porco di Falstaff, che osa far loro esplicite richieste d’amore, diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive. Senza Falstaff, non ci sarebbe divertimento o sfogo per le signore Page e Ford, che, come le Desperate Housewives, sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e un pizzico bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti.

«Per la sua ostentata dissolutezza in Falstaff si possono scorgere dei tratti di Don Giovanni e respirare aria buona di libertà; nella sua evidente “decadenza” si rispecchia quanto di più umano e disarmato si possa concepire», ci racconta la Sinigaglia, che ha voluto in scena anche una fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, interpreta Fenton, il grande amore di Anne, «un ruolo “en travesti” – prosegue – come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!)».

Produzione di Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini e Atir Teatro Ringhiera

Categorie: Teatro

Il paese fertile - Ricerca teatrale al DAMS dell'Università di Roma Tre

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 16:36

da 24/03/20 a 29/03/20

Teatro Palladium

Il paese fertile
Ricerca teatrale al DAMS dell'Università di Roma Tre
 
a cura di
Stefano Geraci, Raimondo Guarino, Samantha Marenzi, Francesca Romana Rietti, Mirella Schino, Valentina Venturini, Fabrizio Crisafulli, Alessandra Cristiani, Iben Nagel Rasmussen, Marcello Sambati

Il paese fertile è la rassegna organizzata dal gruppo dei docenti di teatro del DAMS, che mette insieme forme diverse in modo da dare l’esperienza della infinita varietà di quel che indichiamo con la parola teatro. Anche in questa seconda edizione i performer coinvolti, figure di riferimento nei loro rispettivi ambiti poetici, sono accomunati dall’esperienza che hanno condiviso con gli studenti di Roma Tre attraverso i laboratori che li hanno visti maestri. Fabrizio Crisafulli, Alessandra Cristiani e Marcello Sambati con i loro spettacoli mostrano la loro identità e storia di artisti anche attraverso i crocevia e gli incontri in cui sono maturate le loro comuni esperienze di scena. Accanto a loro quest’anno è prevista la partecipazione straordinaria dell’attrice-scrittrice Iben Nagel Rasmussen, punto di riferimento nella storia dell’Odin Teatret, la maestra di teatro che ha contagiato con il suo lungo itinerario artistico e personale generazioni di attori. Il suo ultimo spettacolo, Il libro di Ester, verrà presentato per la prima volta a Roma. Il Foyer del Teatro Palladium ospiterà la presentazione/mostra dell’Atlante della fotografia di danza, un progetto di ricerca che coinvolge studenti, laureandi e laureati del DAMS di Roma Tre e allievi e collaboratori di Officine Fotografiche.

Il libro di Ester

di Iben Nagel Rasmussen / Odin Teatret
con Iben Nagel Rasmussen e Elena Floris
Testo e regia: Iben Nagel Rasmussen
Arrangiamento musicale: Uta Motz e Anna Stigsgaard
Filmati: Halfdan Rasmussen e Jan Rüsz
Foto: Jan Rüsz e Morten Stricker
Montaggio dei film: Torgeir Wethal
Spazio scenico: Knud Erik Knudsen
Grafica: Rina Skeel
Consigliere alla regia: Eugenio Barba
 
Quando nel 2003 mia madre, a 85 anni, sprofondò nella demenza senile e fu ricoverata in una casa per anziani, decisi di portare a termine lo spettacolo che avevo cominciato ad abbozzare: il racconto della sua vita. Nell’ambiente chiuso, ovattato e confortevole di un ospizio, madre e figlia dialogano. L’azione fisica è minima. Parole ripetute e ricordi ostinatamente rievocati fanno trapelare i sogni, le conquiste e i naufragi della vita de Ester. Le canzoni di una lontana giovinezza e i filmini de famiglia ripercorrono mezzo secolo di vicende personali, tra gli avvenimenti storici che scossero la sua generazione. La storia di mia madre è anche una riflessione sull’invecchiare oggi in Danimarca, sulla solitudine e sul distacco. Nessuno nasce vecchio. Ho voluto prolungare la voce di mia madre. Io sono il “Libro di Ester”.
Iben Nagel Rasmussen

Categorie: Teatro

Kaspar di Peter Handke (ovvero una tortura di parole)

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 16:33

da 21/03/20 a 22/03/20

Teatro Palladium

Kaspar di Peter Handke (ovvero una tortura di parole)
 
con Lea Barletti e Werner Waas
regia/produzione di Barletti/Waas
con il sostegno dell‘ ItzBerlin e.V.
e la collaborazione di Iacopo Fulgi e Harald Wissler

Kaspar è una rielaborazione di Peter Handke della misteriosa vicenda di Kaspar Hauser; prende spunto dalla frase di Kaspar “Vorrei diventare un tale come già un altro fu” e ha il proposito di dimostrare come una coscienza umana possa essere riempita e con ciò violentata con l’esercizio di formule linguistiche convenzionali. Un suggeritore sottopone Kaspar a una vera e propria tortura di parole fino a quando acquista proprietà di linguaggio e comincia a ribellarsi. A quel punto il gioco si complica e non si sa più con esattezza chi è a condurre il gioco. Lo spettacolo “Kaspar“ non dimostra, “COME STANNO VERAMENTE LE COSE o COME SONO ANDATE VERAMENTE LE COSE con Kaspar Hauser. Esso dimostra COSA È POSSIBILE FARE con qualcuno. Esso dimostra come qualcuno possa essere portato a parlare attraverso il parlare. Lo si potrebbe anche chiamare una tortura di parole…” (Peter Handke)

Categorie: Teatro

Prima della pensione ovvero Cospiratori

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 16:18

da 14/03/20 a 15/03/20

Teatro Palladium

Prima della pensione ovvero Cospiratori

Compagnia Le belle bandiere

Progetto, scene e regia di E. Bucci e M. Sgrosso

Con E. Bucci, M. Sgrosso ed E. Vergani

“Prima della pensione” fu scritto al tempo del cosiddetto ‘affare Filbinger’, per aver chiesto un trattamento carcerario meno disumano per uno dei componenti del gruppo Baader-Meinhof. Claus Peymann (il regista al quale Bernhard affidò molti dei suoi lavori), considerato un simpatizzante del terrorismo, era stato costretto a lasciare la direzione del teatro di Stoccarda proprio da quello stesso presidente del Baden-Württemberg di cui negli stessi giorni si venne a sapere che era stato un fedelissimo di Hitler e aveva svolto fino all’ultimo funzioni di giudice nella marina militare. La pièce andò in scena come ultima regia di Peymann a Stoccarda (dall’introduzione all’edizione italiana del testo). Nel suo tormentato amore per il teatro Thomas Bernhard non permette mai che ci si adagi in un solo punto di vista. Niente è vero e niente è falso. Allo stesso tempo pare incarnare il tempo sacrosanto della rabbia che si arma contro la stupidità, la prepotenza e il conformismo. L’odio verso la sua terra, nella quale ha sempre voluto tornare, per il suo popolo, per le meschinità e i crimini degli umani e degli artisti in particolare trova nella sua opera un’espressione talmente vasta, minuziosa e perfetta da diventare una canzone d’amore, un flamenco disperato urlato in solitudine. È un odio che nasce da uno struggente desiderio di poter essere contraddetto. La stessa geniale malattia maniaca che traspare dalle sue pagine pare guarire quando si mette al servizio di una scrittura splendida e di personaggi dietro i quali si intravede la sua maschera irrequieta. I suoi eroi del male, sconfitti, falliti in apparenza, per sempre affabulanti, sembrano antichi personaggi della tragedia greca e come tali, ingenui, crudeli, tremendi e di pietra. 

Categorie: Teatro

Inferno Novecento

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 16:14

12/03/20

Teatro Palladium

Inferno Novecento
Progetto Divina Commedia

Uno spettacolo di Federico Tiezzi

con Sandro Lombardi e David Riondino
drammaturgia a cura di Fabrizio Sinisi
disegno luci Gianni Pollini
fonico Tommaso Checcucci
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi

La grande poesia di Dante diventa un percorso all’interno delle contraddizioni dell’uomo contemporaneo e a sua volta la contemporaneità, intride di nuove figure e di fatti presenti alla nostra memoria l’universo immaginario dell’al di là dantesco. Alternando episodi dell’Inferno con brani di celebri firme del giornalismo italiano, si realizza un viaggio non solo attraverso la Commedia, ma anche una discesa nei gorghi dell’anomalo, tremendo secolo appena trascorso. Accanto ai versi dell’Inferno, il Novecento occidentale trova infatti una sua disarmante coincidenza; e il testo di Dante, usato come lente d’ingrandimento della nostra epoca, rivela una straordinaria e quasi angosciante attualità. Inferno Novecento invita dunque lo spettatore a un percorso in cui la poesia si faccia complementare alla cronaca: il Novecento – per tanti aspetti ancora il nostro tempo – diventa il luogo di una discesa agli inferi, di uno sguardo sulla nostra storia recente e sul nostro presente.

Categorie: Teatro

Troiane

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 16:04

da 05/03/20 a 08/03/20

Teatro Palladium

Troiane

Traduzione e drammaturgia di F. Sinisi
Diretto da A. Machia
Con P. Bonacelli, E. Siravo, A. Fallucchi, S. Siravo, C. Zingaro,
M. Favilla, G. Casali
Produzione Associazione Laros

In una Troia avvolta dalle fiamme, Seneca mette in scena un universo segnato dal lutto e dalla perdita del controllo sulle passioni, in cui l’umano si afferma soltanto nella sua possibilità di fare il male. Gli dèi sono ormai presenze lontane e insignificanti, l’uomo è solo davanti al rischio dell’esistenza, con la sua sofferenza e col peso della sua libertà. A dominare è la guerra, quel pòlemos che secondo Eraclito è “madre di tutte le cose”. E la morte. Una morte che è anche liberazione dal dolore, dal male che “si trova dentro di noi” e “proviene dalle nostre viscere”, come afferma Seneca stesso nelle Lettere a Lucilio. In Troades, Seneca rivela una straordinaria modernità nel rappresentare il demoniaco che abita l’interiorità dell’uomo e il male di cui è capace. Pur mantenendo il titolo dell’originale euripideo, che rimanda a una coralità in cui protagoniste sono le donne troiane, Seneca concentra l’azione drammatica soprattutto su scene a due – a cui Fabrizio Sinisi nel suo adattamento aggiunge l’inedito confronto tra Ulisse ed Elena. Il fuoco della tragedia si sposta così dalla rappresentazione del dolore e della sofferenza dei vinti, a un piano più politico: a quel “discorso del potere” che vede la parola come rappresentazione, luogo di mascheramento attraverso l’eccesso della sua esibizione.

Categorie: Teatro

Spettri, un dramma familiare

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 15:42

da 20/02/20 a 23/02/20

Teatro Palladium

La scimmia

Di e con Giuliana Musso

Testo originale di Giuliana Musso
Liberamente ispirato al racconto “Una relazione per un’Accademia” Di Franz Kafka
Traduzione e consulenza drammaturgica Monica  Capuani
Produzione La corte ospitale

Un essere per metà scimmia e per metà uomo appare sul palcoscenico. È un vero fenomeno: un animale che parla, canta e balla. Un buffone, un mostro comico. È nato dalle ferite dell’anima di Franz Kafka, nel 1917, mentre i nazionalismi facevano tremare le vene dell’Europa. Rivive oggi, dopo cent’anni, in una nuova riscrittura di Giuliana Musso, con una più forte consapevolezza politica ed esistenziale. Si rivolge ad un auditorio di illustri Accademici, all’alta società del pensiero e della scienza e racconta la sua storia. Scimmia libera, unica sopravvissuta di una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturata, impara ad agire e a ragionare come loro. La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Imparare il nostro linguaggio. Impara ad ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire. “La Scimmia” è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente?

Categorie: Teatro

La scimmia

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 15:33

da 14/02/20 a 16/02/20

Teatro Palladium

La scimmia

Di e con Giuliana Musso

Testo originale di Giuliana Musso
Liberamente ispirato al racconto “Una relazione per un’Accademia” Di Franz Kafka
Traduzione e consulenza drammaturgica Monica  Capuani
Produzione La corte ospitale

Un essere per metà scimmia e per metà uomo appare sul palcoscenico. È un vero fenomeno: un animale che parla, canta e balla. Un buffone, un mostro comico. È nato dalle ferite dell’anima di Franz Kafka, nel 1917, mentre i nazionalismi facevano tremare le vene dell’Europa. Rivive oggi, dopo cent’anni, in una nuova riscrittura di Giuliana Musso, con una più forte consapevolezza politica ed esistenziale. Si rivolge ad un auditorio di illustri Accademici, all’alta società del pensiero e della scienza e racconta la sua storia. Scimmia libera, unica sopravvissuta di una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturata, impara ad agire e a ragionare come loro. La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Imparare il nostro linguaggio. Impara ad ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire. “La Scimmia” è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente?

Categorie: Teatro

Riccardo 3 - L'avversario

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 15:29

da 07/02/20 a 09/02/20

Teatro Palladium

Riccardo 3 – L’avversario

Di Francesco Niccolini

Regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella

La riscrittura di Niccolini del celebre testo, ultima di quattro opere teatrali scritte dal Bardo sulla storia inglese, è cruda, diretta e essenziale. L’ambientazione rispecchia la natura della parola ed è volutamente scarna e asettica, ricorda un ospedale psichiatrico, un manicomio criminale. Qui Riccardo III trascorre gli ultimi giorni della sua vita: desidera morire, immagina la sua fine, la progetta e la ottiene. In scena un letto, uno specchio, una sedia a rotelle come trono e una teca piena di teschi come a indicare che tutto è già avvenuto: così quando Riccardo mette la corona sulla testa incomincia la sua caduta, non gli interessa più niente.
 Riccardo è solo, è straziato nel corpo, ed ha l’animo tormentato da una spietata volontà di potenza: agisce, complotta, tradisce, sparge calunnie velenose, mette diabolicamente gli uni contro gli altri e uccide. Conquista il trono, ma non ha amici, né alleati, neppure in se stesso. Sembra essere il male allo stato puro: non c’è, in lui, coscienza, non esistono ambiguità, ambivalenze, conflitti.

Il linguaggio non è sempre un indispensabile strumento di potere, ma per Riccardo è un’arma cruciale: la sua straordinaria abilità con le parole lo rende capace di manipolare, confondere e controllare chiunque, al punto che le sue vittime sono partecipi della loro stessa distruzione. La sua figura ha un fascino terribile e irresistibile: rappresenta una sorta di paradigma arcaico, primordiale, che forse ognuno di noi reca in sé. Riccardo è un pozzo scuro, un abisso nero dentro cui è necessario guardare, rischiando quel che c’è da rischiare.

Categorie: Teatro

Figlie di E.V.A.

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 15:11

da 21/01/20 a 09/02/20

Teatro Sala Umberto

Figlie di E.V.A.

di Michela Andreozzi & Vincenzo Alfieri e Grazia Giardiello
regia di Massimiliano Vado

si ringrazia Sandro Ferrone per gli abiti di scena
scene Mauro Paradiso
costumi Laura Di Marco
si ringrazia Renato Balestra per gli abiti del servizio fotografico

Figlie di E.V.A. è la storia di un uomo potente, che frega tre donne, che trovano il modo di vendicarsi.
Figlie di E.V.A. è la storia di un ragazzo che incontra tre fate madrine che lo aiutano a realizzare i suoi sogni.
Figlie di E.V.A. è la storia di tre donne completamente diverse, che diventano amiche nonostante tutto.
Cioè a dire che Figlie di E.V.A. è tre storie in una, come sono tre i nomi delle protagoniste: Elvira, Vicky e Antonia.
Elvira. Dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna: la segretaria.
E lei è la Cadillac delle segretarie! Elvira sa, Elvira vede, Elvira risolve. A lei, il Cardinale Richelieu, le fa un baffo.
Vicky. Moglie tradita, è una “povera donna di lusso”, sposata per il suo patrimonio. Un po' ingenua, un po' scaltra, un po' colomba, un po' volpe. Anzi lince, nel senso della pelliccia.
Antonia. Prof di latino, emigrata, precaria, ma bellissima. E con una scomoda sindrome di La Tourette, po*ca tr**a! Comunque romantica, in attesa del primo amore e di una cattedra.
Cosa le lega? Nicola Papaleo. Sindaco disonesto che le inguaia tutte e tre per diversi motivi: manda Elvira nelle peste legali per falso in bilancio; abbandona Vicky in diretta tv per una giovincella; incastra Antonia che viene beccata a passare gli scritti di maturità a quella capra di suo figlio e pertanto radiata dal provveditorato.
Le tre, che mal si sopportano, unite da un sano sentimento di vendetta, si coalizzano: lo vogliono morto.
Anzi, meglio: lo vogliono trombato, come si dice dei politici che perdono le elezioni.
Perché un politico trombato è più morto di un morto.
Scopo del gioco? Far sì che l’odiato Papaleo non venga rieletto sindaco.
Come? Elvira, Vicky e Antonia sanno prendono coscienza che hanno creato un mostro: sostenendo, proteggendo e aiutando il sindaco nella sua ascesa. Ma questo vuol dire che sono in grado di creare anche un antidoto a Papaleo: costruendo a tavolino un candidato “fantoccio” che lo distrugga alle prossime elezioni.
Un po' Pigmalione, un pizzico di Cyrano, Cenerentola quanto basta ed è fatta!
Grazie ad una serie di estenuanti provini trovano Luca Bicozzi, aspirante attore sfigato con problemi di autostima. Lo blandiscono, lo convincono, e dopo una full immersion in cui le tre figliole gli insegnano tutto, ma proprio tutto quello che serve per diventare un leader Luca conquista il favore dell’elettorato, anche grazie ad un astuto sistema di auricolare con cui viene radiocomandato da Elvira.
Conquista però anche la fiducia in se stesso, quindi vince un provino come protagonista di una serie.
Che farà? Saluterà le tre madrine per rincorrere il suo sogno?
Abbandonerà Antonia di cui, nel frattempo, si è innamoratissimo, ricambiatissimo?

Forse è arrivato il momento, per Elvira, Vicky e Antonia, di capire che dietro a un grande uomo a volte non c'è nessuno perché sono le donne che devono avere il coraggio di mettersi davanti a tutti.
Figlie di E.V.A. è la vita per come vorremmo che fosse. E anche per come è perché spesso, le donne, anche quando vogliono vendicarsi, se si mettono insieme sanno creare cose meravigliose

Produzione di Marioletta Bideri per Bis Tremila Produzioni

Categorie: Teatro

I ragazzi che si amano

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 14:41

da 18/02/20 a 01/03/20

Teatro Eliseo

I ragazzi che si amano
Uno spettacolo di e con Gabriele Lavia

Tra citazioni colte (da Magritte a Presley, da Picasso ai Beatles, da Heidegger a Hopper), Lavia ci "illumina" – anche solo per pochi istanti, quelli che servono per ‘tre fiammiferi uno dopo l’altro accesi nella notte / il primo per vederti tutto il viso / il secondo per vederti gli occhi / l’ultimo per vedere la tua bocca’ – con il chiarore della poesia. Due ragazzi si amano e si baciano al tramonto. La gente che passa, vedendoli, li disapprova indignata, ma loro non notano nulla, non ci sono per nessuno, vivono esclusivamente nel loro primo amore. Perché l’amore tra due giovani deve essere disapprovato, come se fosse qualcosa di proibito? Forse, perché i giovani hanno ancora il coraggio, che deriva dall'incoscienza o dall'innocenza dei loro anni, di manifestarlo liberamente, di viverlo come amore.

Categorie: Teatro

Giusto la fine del mondo

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 14:36

da 13/02/20 a 01/03/20

Teatro Eliseo

Giusto la fine del mondo

Di: Jean-Luc Lagarce
Traduzione: Franco Quadri
Scene: Francesco Ghisu
Costumi: Cristian Spadoni
Musiche originali: Roberto Angelini
Luci: Giuseppe Filipponio
Aiuto regia: Maria Castelletto
Foto locandina e video: Lorenzo Cicconi Massi
Foto: Federica Di Benedetto (Anna Bonaiuto), Lorenzo Cicconi Massi (Tedeschi, Ronchi, De Michele, Curri)
Produzione: Argot Produzioni – Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con @Pier Francesco Pisani e AMAT

con:
Anna Bonaiuto
Alessandro Tedeschi
Angela Curri
Barbara Ronchi
Vincenzo De Michele

regia
Francesco Frangipane

Una storia, quella di Louis, che si è drammaticamente intrecciata con la vicenda personale dell’autore, morto di AIDS a 38 anni. Dopo essere stato lontano da casa per dodici lunghi anni, torna nel suo paese natale per rivedere i suoi familiari e comunicare loro la notizia della sua malattia e della sua imminente morte. Ad aspettarlo, la madre vedova, i due fratelli Antoine e Suzanne, e la cognata Catherine. Una storia dell’incomunicabilità nella quale nessuno riesce ad esprimere i propri sentimenti, dove il dialogo si riduce a inutili tentativi di riempire il vuoto con le parole. Un testo dalla poetica dirompente costruito su lunghi flussi emotivi in cui ogni personaggio grida la propria insoddisfazione e frustrazione.
Una bulimia di parole che ogni familiare vomita addosso al protagonista impedendogli di dire quello per cui è venuto. Un Louis tramortito e confuso, avvolto in quella ‘bolla’ che lo continua a tenere distante ma che in qualche modo lo protegge. Ma anche un Louis, che uscendo da quella bolla, con estrema lucidità e razionalità si apre sinceramente e autenticamente al mondo. Il tutto in una domenica come tante.

Categorie: Teatro

Vetri rotti

News su teatro - Gio, 30/01/2020 - 14:24

da 04/02/20 a 16/02/20

Teatro Eliseo

Vetri rotti

Di: Arthur Miller
Traduzione: Masolino D’Amico
Scena: Andrea Taddei
Costumi: Barbara Bessi
Luci: Gaetano La Mela
Musiche: Stefano Mainetti
Foto: Mario D’Angelo
Regia: Armando Pugliese
Produzione: ErreTiTeatro30

con:
Elena Sofia Ricci
Maurizio Donadoni
David Coco
e con:
Elisabetta Arosio
Alessandro Cremona
Serena Amalia Mazzone

Brooklyn, novembre 1938. Sylvia Gellburg, ebrea, casalinga, viene improvvisamente colpita da un’inspiegabile paralisi agli arti inferiori. Il medico, Herry Hyman, suo coetaneo e conoscente, è convinto della natura psicosomatica del male e, al tempo stesso, è sentimentalmente attratto dalla donna, mentre il marito di Sylvia, Phillip, non riesce ad accettare quanto sta accadendo. Ben presto emerge che Sylvia è ossessionata dalle notizie delle persecuzioni contro gli ebrei in Germania. Sono gli echi della Kristallnacht, ma forse l’angoscia della protagonista per quegli avvenimenti si somma ad altre fonti di frustrazione ed inquietudine…
Arthur Miller , trattando il tema immenso dell’Olocausto, torna pacatamente indietro alla ricerca delle proprie percezioni e sensazioni di allora, ambientando questa sua nuova commedia in una Brooklyn isolata e provinciale, soddisfatta della propria mediocrità.

Categorie: Teatro

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