Teatro dell’Opera di Roma apre la nuova stagione 2018/19 con un nuovo allestimento del Rigoletto di Verdi

Teatro dell’Opera di Roma apre la nuova stagione 2018/19 con un nuovo allestimento del Rigoletto di Verdi, il 2 dicembre la prima.

Torna il Rigoletto la più famosa opera di Verdi al Teatro dell’Opera di Roma 

Inizia il 2 dicembre la nuova stagione lirica 2018/2019 del Teatro dell’Opera di Roma con una tra le più famose opere di Giuseppe Verdi il Rigoletto, nella rilettura inedita del direttore d’orchestra il Maestro Daniele Gatti e del regista Daniele Abbado. 

Un’opera considerata dal Maestro Daniele Gatti il capolavoro di Verdi, innovativa, che anticipa i tratti del teatro moderno, attraverso cui il grande compositore scandaglia in profondità ogni meandro, contraddizione e nefandezza dell’animo umano.

I personaggi dell’opera divenuti celeberrimi, Rigoletto, il Duca, rappresentano in sé ogni contraddizione umana, che si eleva irrisolta nella visione di Verdi senza alcuna possibilità di conciliazione dialettica.

Il Rigoletto di Daniele Gatti ​“Sono ripartito dal punto zero, interpreto il segno scritto”.

Il Maestro Daniele Gatti ritorna a dirigere il Rigoletto dopo ben 14 anni l’ultima volta fu a Bologna nel 2004.

Il Maestro ha affermato, nella conferenza stampa al Teatro dell’Opera di Roma, di aver avuto veramente voglia di tornare a dirigere il Rigoletto dopo essersi dedicato in questi anni prevalentemente alla direzione del repertorio tedesco e wagneriano.

“Sono ripartito dal punto zero, interpreto il segno scritto”, così ha affermato, spiegando quale sarà la sua interpretazione del Rigoletto alla conferenza stampa.

“Ci sono esecuzioni in cui non si rispettano i tempi indicati dal compositore, nel Rigoletto ogni parte drammatica è connotata da uno schema musicale ben preciso.

Il percorso di Verdi è una costruzione architettonica perfetta, ogni nota diversa da lui indicata è una interpretazione arbitraria da un punto di vista musicale e soprattutto da quello drammaturgico.

La scelta dei tempi e delle articolazioni sarà fedele al pensiero che c’è dietro a ciò che è scritto. Verdi scegliendo determinate note porta l’artista verso una certa drammaticità, o una determinata emozione ed è ciò che rende l’opera moderna”.

Il Maestro sottolinea, pertanto, che la collaborazione con il regista Abbado punterà a dare risalto all’aspetto drammaturgico, al massimo rispetto dell’intenzione di Verdi che è dietro al segno scritto e precisa non verranno eseguiti gli acuti che sono ormai consuetudine nella esecuzione di questa opera.

Il Rigoletto di Daniele Abbado

 Recupero del senso politico di Rigoletto, ambientazione nel 900, nella Repubblica di Salò e scavo profondo della drammaticità shakespeariana dei personaggi.

“Io parlo di parole, è l’opera della parola, sembra scritta ieri, il mondo del duca è quello del canto settecentesco, il mondo di Rigoletto inizia dove si interrompe il mondo musicale del duca, è il mondo della parola”.

Così esordisce il regista Abbado alla conferenza stampa nell’esporre la sua visione dell’opera.

La sua interpretazione scaverà all’interno delle forti contraddizioni, di chiara derivazione shakespeariana, che evidenziano tutti i personaggi dell’opera.

Uno per tutti, Rigoletto, il buffone con tratti di regalità che vive in sé la contraddizione insanabile di essere ossessionato dal voler proteggere i propri affetti fino all’estremo ma che allo stesso tempo è capace di tanta aggressività nel mondo esterno.

I personaggi di Rigoletto saranno così delineati da quella drammaticità che deriva dalla visione della condizione umana che aveva Verdi, dove non c’è alcuna possibilità di cambiamento per l’uomo, dove non c’è perdono, né conciliazione dialettica.

Novità nella interpretazione data dal regista Daniele Abbado sarà nell’ambientazione dell’opera.

Come ha spiegato lo stesso regista alla conferenza stampa, l’intenzione è quella di recuperare il senso politico di Rigoletto che con il tempo è andato perso, ambientando l’opera in uno specifico momento del ‘900, quello della Repubblica di Salò alla fine del fascismo.

“Inserire Rigoletto in uno dei periodi più fragili e drammatici della storia italiana mi permette di far coesistere tragedia personale e senso morboso della storia e della politica, quel lato politico contenuto nell’opera, non privo di un’ascendenza shakespeariana piena di zone d’ombra, nascondimenti e allucinazioni.

Spero con questo di recuperare almeno parte di quel turbamento morale che interessava a Verdi e che una messinscena limitata al deforme e morboso credo non otterrebbe”.   

Il cast del nuovo Rigoletto

Tutti i cantanti del cast sono stati scelti, come ha affermato Alessio Vlad alla conferenza stampa, per la loro capacità di unire al canto gli elementi del teatro musicale e drammaturgico che in questa opera si fondono.

Si esibiranno sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma i cantanti Ismael Jordi e Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova), Roberto Frontali e Sebastian Catana (Rigoletto), Lisette Oropesa e Claudia Pavone (Gilda), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Alisa Kolosova (Maddalena), Carlo Cigni (Conte di Monterone), Alessio Verna (Marullo), Saverio Fiore (Matteo Borsa), Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano), Irida Dragoti (Giovanna).

Il Coro sarà diretto dal Maestro Roberto Gabbiani.

Sabato 1° dicembre alle 11,30 nel Foyer del Teatro dell’Opera di Roma il Maestro Daniele Gatti e il regista Daniele Abbado esporranno al pubblico che vorrà approfondire la loro interpretazione musicale e drammaturgica del nuovo Rigoletto.

Cristiana Di Benedetto

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