Teatro dell'Opera di Roma, "Specchi nel tempo" nuova stagione concertistica

Si è aperta martedi 31 gennaio al Teatro dell’Opera di Roma la nuova stagione concertistica “Specchi del tempo” che ripresentando la formula già riuscita della scorsa stagione, propone un viaggio attraverso tre epoche musicali, messe a confronto nella prospettiva di rappresentare l’unicità e l’universalità del linguaggio musicale che accomuna e unisce opere e artisti anche nelle loro differenze stilistiche e storiche.

A inaugurare il primo concerto dei cinque previsti per la stagione un programma ricco e variegato introdotto come di consueto, dal filosofo musicologo Stefano Catucci: il coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Roberto Gabbiani, ha aperto la serata con “Dura legge d’Amor, ma benché obliqua”, di Luca Marenzio, a cui è seguito  la sinfonia n. 3 del compositore armeno Rostomyan (1956), “Concerto per violino e orchestra, in re maggiore opera n. 35”, di Petr il Cajkovskij(1840-1893) con la virtuosa interpretazione del violinista serbo Nemanja Radulovic per la prima volta a Roma e “L’oiseau de feu (seconda suite)” di Igor Stravinsky (1882-1971).

E’ salito sul podio a dirigere l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma il direttore d’orchestra di origine libanese e americano di adozione George Pehlivanian, al suo esordio nella capitale.

Impeccabile l’esibizione del coro del Teatro dell’Opera di Roma che sembra introdurre le voci e le preghiere dei sacerdoti armeni della sinfonia n. 3 di Rostomyan, che pur essendo su nastro registrato hanno una forte suggestione evocativa armonizzandosi con il suono degli strumenti in un’opera, ispirata dal terribile terremoto armeno del 1988, che esalta la speranza e la vita di fronte alla distruzione e alla morte.

L’oiseau de feu che consacrò la grandezza di Stravinsky nella scena musicale internazionale, ispirata dall’omonima favola russa, è l’esaltazione del dinamismo ritmico attraverso cui si passa dalle suggestioni magiche dell’apparizione dell’uccello di fuoco e la sua danza, a quelle terrificanti della danza infernale del re Kascej fino a quelle liberatorie della conclusione con l’uccisione del re.  

Ma il pubblico ha decretato vera star della serata il violinista solista Nemanja Radulovic acclamandolo con molto entusiasmo per la sua coinvolgente interpretazione del concerto per violino e orchestra in re maggiore opera n. 35 di Cajkovskij.

Sicuramente dotato di particolare carisma Nemanja si propone in veste alternativa al musicista classico, similarmente a David Garrett, dal suo outfit più vicino a una pop/rock star capelli lunghi, pantalone di pelle, stivali, alla sua ricerca di interazione con il pubblico che vuole rompere la consueta distanza tra l’ascoltatore e il musicista creando un legame emotivo con esso insolito da vedere nella musica classica e più tipico nei concerti pop/rock.

Nella sua esibizione Nemanja fa sfoggio del suo virtuosismo, suona il violino come se fosse un tutto uno con esso, quasi un prolungamento della sua fisicità, con una forte carica passionale ed emotiva, sapendo creare un’unità tra il suo sentire, la musica e l’emozione del pubblico.

Il sentimentalismo della musica di Cajkovskij è stato così esaltato e valorizzato con una interpretazione di forte impatto sul pubblico che difficilmente si dimentica.

Il 17 febbraio ci sarà il prossimo appuntamento con “Specchi del tempo” in programma: “The unanswered question” di Charles Ives, “Concerto per violoncello e orchestra n. 1” di Dmitru Sostakovic con l’esibizione di Narek Hakhnazaryan al violoncello, “Sinfonia n. 3” di Johannes Brahms, l’orchestra sarà diretta da Ingo Metzmacher.

Foto By Yasuko Kagyama   Recensione di Cristiana Di Benedetto

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